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Cerimonia di chiusura a Verona, le pagelle: sfilata pop da 8, le gondolette sono da 4

Il primo voto è tutto per lei, l'Arena di Verona, ribattezzata per l'occasione Verona Olympic Arena. Un monumento unico, più antico del Colosseo, che ogni anno ospita centinaia di spettacoli: è il più grande teatro lirico all'aperto e nonostante risalga al primo secolo d.C., quest'anfiteatro ha un'acustica sensazionale. Il versione olimpica (e il 6 marzo ospiterà anche la cerimonia paralimpica), tutta luci e suoni, è ancora più esaltante. L'Italia ha un patrimonio senza fine, sfruttarlo è quasi un obbligo.

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Chiusi i Giochi Milano Cortina 2026: "Italia, sei stata di parola". Show con Bolle e Achille Lauro

È l’Arena di Verona lo scenario della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, in programma stasera alle 20.20 con diretta tv su Rai 1 e in streaming su Rainews.it e Raiplay. Per la prima volta una cerimonia olimpica si svolge all’interno di un monumento storico patrimonio dell’umanità”.

Il titolo dell’evento è “Beauty in Action”, un omaggio alla bellezza in movimento espressa nello sport, nell’arte, nelle relazioni umane e nei luoghi simbolo delle Olimpiadi. Tra le personalità di spicco presenti a Verona la presidente del Cio, Kirsty Coventry, il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, il presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. In prima fila anche i presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Alberto Stefani, oltre all’ex governatore, Luca Zaia.

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Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi 2026 in diretta: Bolle incanta l'Arena, Malagò. «L'Italia ha mantenuto la promessa». Spenti i bracieri, ovazione per Achille Lauro

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Le Olimpiadi di Milano Cortina hanno vissuto il loro ultimo ed entusiasmante capitolo. Si è chiusa un'edizione da record per l'Italia fra l'omaggio alla lirica, quello del dj Gabry Ponte per i volontari e lo spegnimento dei bracieri

(Francesco Battistini, inviato a Verona) Dame e cicisbei, madame Butterfly in taffetà e carabinieri col pennacchio, fontane di luce e lampadari danzanti, cavalieri in polpe e candelabri rotanti, statue dorate e mori veneziani. Un Rigoletto che accoglie nell’Arena i gladiatori olimpici, mischiati tutt’insieme con le bandiere a far da sipario e una Caselli d’annata a cantare che i risultati sono là, 224 gare, e ormai nessuno li può giudicar. Niente fischi a Israele — non c’è Trump e neppure J.D. Vance e insomma stavolta non c’è gusto —, niente applausi supplementari per l’Ucraina, niente fuochi d’artificio per non spaventare i cani delle case vicine (sono o non sono i Giochi dell’ecosostenibile?). Le Faces of Italy scorrono in proiezione, il delicato Mameli va come un pensiero sull’ali delle luci dorate e la tromba di Paolo Fresu, le voci del Coro ci risarciscono almeno un po’ del playback della Pausini a San Siro.Ma sì, libiamo ne’ lieti calici, brindiamo alla veneta: volta la carta, la ze finia, gira pagina che è finita anche questa XXV Olimpiade invernale e va bene l’altare della lirica, ok l’omaggio all’opera, ci mancherebbe proprio qui, ma siamo la Repubblica fondata su Sanremo e nel belcanto internazionalpopolare e allora giù con le maledette primavere, i cieli sempre più blu, i ricchi e poveri. Le han dato per una sera un altro nome, Verona Olympic Arena, e lei s’è adeguata ai tempi: non era mai successo che un patrimonio dell’umanità accettasse il matrimonio con l’umanità sportiva. Mai successo, nemmeno con le più trionfali delle Aide, che il palco veronese tutt’in legno occupasse — coi suoi 10mila led, l’ascensore scenico, i box modulari, gli specchi e via trafficando — l’intero parterre dell’Arena. Non è il supershow milanese di Balich, ma è pur sempre una grande bellezza in movimento — anzi, «Beauty in Action» — che saluta un’edizione da ricordo. «Emozioni indimenticabili», dice Giorgia Meloni in tribuna: «Un orgoglio che accompagnerà l’Italia ancora a lungo». Non stupisce il forfait di Trump, che si fa bastare la maramaldesca cartolina per la vittoria dell’hockey, l’aquila americana che affoga nel ghiaccio l’oca canadese. È l’unico vento di guerra in una serata finalmente serena e brucia soltanto l’assenza d’Emmanuel Macron o almeno del suo premier Lecornu: entra nell’Arena una meravigliosa ampolla di fuoco e soffiata nel vetro di Murano, ma i francesi la raccolgono — loro che ospiteranno i prossimi Giochi — solo con la mano infreddolita della ministra dello Sport. Qualche capo di Stato (l’ungherese Sulyok), zero premier stranieri, e allora stiamo fra noi: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro Abodi, i governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Alberto Stefani, il sindaco milanese Beppe Sala, il venetissimo Luca Zaia… Ovviamente, c’è pure la presidente del Cio, Kirsty Coventry, dal 6 marzo alle prese con la grana dei paralimpici russi: «Avete inventato un nuovo modello di Giochi — dice agl’italiani —, dovete esserne orgogliosi». Orsù, libiamo ne’ lieti calici: «L’Italia s’è desta!», l’esclamativo del vicepremier Antonio Tajani. «Verona caput mundi», la gioia del Fontana veronese. «Un teatro di duemila anni che ancora sa parlare al mondo» (Zaia). E Luciano Buonfiglio, presidente del Coni: «Un’Olimpiade da 30 e lode, dove 30 sono le medaglie e la lode è perché è funzionato tutto». A Palazzo della Gran Guardia ci s’incrocia per un rinfresco di ciacole venete — «come ea?», come stai, chiede Zaia a Stefani —, un po’ di salame e grana padano. Stavolta anche gli atleti han mangiato bene, gradendo: se si mettono l’uno sull’altro i vassoi usati in due settimane, calcola qualcuno, ne verrebbe una torre alta 18 volte le Tofane. «Quando le cose van bene — commenta Giovanni Malagò —, tutto passa in secondo piano» e comunque «me-ra-vi-glio-so!». Non è filato tutto liscissimo — per dire: le medaglie che si rompevano, le mascotte Milo&Tina che non si trovavano, un flebile spirito olimpico nelle strade di Milano o di Bormio —, ma spesso ci s’è andati vicino e non è questo il momento di fare le pulci.È sera di festa e dunque tutti a ballare con Gabry Ponte e i Major Lazer, i telefonini come le candeline estive della lirica, suona «Blue Da Ba Dee» mentre si forma un enorme 26 umano. Gli abbracci commossi degli atleti, l’emozione più calda. Alto e basso, vecchi e giovani, spunta un volontario 90enne che era già volontario ai Giochi di Cortina 1956 e si rivede Sara Simeoni, veronese fidelis, mentre si salta fra le murature a sacco e in video o in presenza s’alternano ludi e gladiatori, giostre e cantanti: Achille Lauro, che è veronese solo di nascita, con lo chef Oldani e l’immancabile Deborah Compagnoni. Si risvegliano nel freddo a 8 gradi i grandi nomi e i benedetti numi dell’Arena, sia pure rivisitati: un’Aida rivestita con le coperte d’alluminio che s’usano in mare per soccorrere i migranti, un Barbiere di Siviglia che si porta con tolle riciclate, un’altra Butterfly in paracadute dismesso, un altro Rigoletto in jeans e zip. Arriva infine la superstar, Roberto Bolle, bellezza in movimento sul mondo di Jimmy Fontana che non si ferma mai un momento, e ce ne accorgiamo. Lui volteggia e sullo schermo l’acqua ghiacciata delle Alpi cade giù giù fino ai mari. Nessun dorma, nella notte di Verona. Si spegne il braciere e lo diceva anche il Macbeth venetizzato di Meneghello, quando tutto finiva: alè, smorzàrse candele, candeléte smorzàrse.

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